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Giovanna Balsamo

Il dolore…

Il dolore degli altri lo guardi attraverso un vetro: ti sfiora ma non ti tocca. L’altrui patimento ai nostri occhi appare appena appena sfocato: è un po’ come se lo vedessi attraverso spesse lenti. Ne senti l’eco e pensi sempre che sia lontano anni luce da te. Non ci pensi al tuo dolore, fino a quando non ti tocca personalmente. Quando il tuo dolore rompe il vetro dell’oblio in cui era assopito, ti succede di risvegliarti nel bel mezzo della notte con la fronte sudata e una fitta allo stomaco. È allora che entri a stretto contatto con la tua sofferenza. È come se distrattamente urtassi una teca di cristallo e da essa fuoriuscisse un fiume in piena sfuggito agli argini. Vorresti soffocarlo con un cuscino il tuo dolore…ma non puoi: riesci a malapena ad attutirlo. Lo zittisci ma lui ritorna. In alcuni momenti ti pare di averlo ammutolito: non lo senti…ma poi in maniera subdola e silenziosa, lui ritorna più prepotente e violento che mai. E tu dai schiaffi mentre vorresti ricevere carezze. Urli, scalpiti e prendi a calci la tua rabbia. Tante le parole di circostanza, tante le carezze, copioso e talvolta sincero il pianto di chi ti avvicina e condivide le tue lacrime. Ma dopo un po’, passata la bufera rimani sola. Nessuno vuole sentirti più urlare. Il dolore fa troppo male e nessuno vuole il tuo dolore. Così tu rimani lì fra alberi sradicati, rami secchi e foglie ingiallite a fissare la pioggia: la senti, ti bagni…ma sei senza ombrello. Soffri tanto e vorresti parlare ancora della tua sofferenza, ma non puoi più farlo. È come se il dolore avesse una scadenza e dopo un po’ tu dovessi necessariamente sbarazzartene. La vita nonostante tutto continua, devi andare avanti…ma tu hai solo tanta voglia di voltarti indietro. È allora che cominci a ridere: accenni brevi risate che sanno di pianto. Improvvisamente ti senti sbagliata e fuori luogo. Ti par d’essere una voce bianca fra voci scure, una nota stonata in un coro di note affiatate, un tamburo fra fiati e flauti. Fingi di piangere lacrime di felicità, mentre vorresti piangere lacrime di dolore. Non tutti riescono a distinguere il pianto. Così ti ritrovi a piangere lacrime truccate di gioia: trasparenti. Perchè le lacrime si somigliano fra loro, sembrano tutte uguali: quelle di gioia…hanno lo stesso colore di quelle del pianto…