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Il cammino della crescita umana costellato di perdite, di rinunce. E` rinunciando che cresciamo. E` abbandonando ci che appartiene al nostro passato che diveniamo capaci di acquisire il nuovo, utile per il nostro futuro. Uno dei modi migliori per capire la nostra personalit capire come affrontiamo la perdita. Ci che siamo nella vita, o che diventiamo, determinato dalle nostre esperienze di perdita e dal modo in cui le viviamo, le metabolizziamo, e, eventualmente, le superiamo. La nostra vita comincia con la perdita, con l`abbandono e con un tradimento: quello di nostra madre. Siamo catapultati nella vita, dal grembo materno, piangenti, sporchi, affamati e dipendenti. Indifesi e costantemente bisognosi d`aiuto. Per mangiare, per bere, per pulirci, per soffiarci il naso, per dormire, per cambiarci d`abito. Nulla siamo in grado di fare, senza aiuto. Senza l`aiuto di nostra madre, di colei che per prima ci ha abbandonato mettendoci al mondo. E` lei, solo lei, che pu aiutarci a superare quella prima perdita. Quel primo misterioso, esagerato senso d`angoscia. Possiamo provare ad immaginare quanto pu far paura la luce, dopo nove mesi di buio. Quanto pu essere assordante la musica o una voce o il rumore di un bicchiere che cade dopo che per nove mesi tutto ci sembrato ovattato, filtrato, lontano. Anche dal suono, dal rumore ci ha protetto nostra madre, per nove mesi. Poi, mentre crescevamo nel suo grembo, cominciando a prenderci gusto, siamo stati catapultati fuori. Senza essere interpellati, senza essere stati preparati. Ognuno di noi, anche se non ne ha memoria, ha subito da neonato il suo primo “sfratto“.Quanto doloroso, per un adulto, uno sfratto? Quanti ricordi, quante abitudini siamo costretti a perdere, a lasciare tra quelle pareti che hanno contenuto la nostra vita? Tanto, troppo doloroso. Immaginiamo cosa possa significare per un neonato. E` nei primi giorni di vita che cominciamo ad apprendere che per crescere dobbiamo lasciare, perdere. Qualche mese dopo sar la volta della tetta, a cui ci eravamo abituati, a quel profumo di madre, a quel corpo caldo che sar sostituito da braccia sempre pi sconosciute e scomode, da “ciucci“ e biberon sempre pi freddi e che “odorano“ di plastica. Chiss quanto l` abbiamo odiato il biberon. Eppure, anche a quello dovremo rinunciare. Per crescere. E ci chiedono di rinunciarci, proprio quando cominciamo ad accettarlo, sterile surrogato materno. Molte mamme, accompagnano i loro figli in questo viaggio fatto di perdite, abbandoni e nuove scoperte. Molte, non tutte. Alcune lasciano i loro figli, prima che siano abbastanza grandi per capire che la mamma torner, che solo andata a far la spesa o a far visita alla vecchia zia. E` qui che sorge, l`angoscia pi grande. La paura che lei non torni, che ci abbia abbandonato per sempre. I bambini non hanno cognizione del tempo. Per loro un`ora lunga un giorno, un giorno una settimana, una settimana un mese. Questo li porta a provare sentimenti di angoscia molto forti perch “protratti nel tempo“. Sicuramente sopravviviamo, siamo tutti sopravvissuti alle assenze materne. Ma queste ci fanno conoscere un senso d`abbandono e un`angoscia tali che, qualora non siano adeguatamente superati, possono accompagnarci per la vita. E` la madre, l`unica in grado di attutire quest`angoscia. Perch l`unica angoscia che abbiamo da piccoli la paura di perdere lei. L`angoscia da separazione nasce da una profonda verit: senza qualcuno che si occupa di noi, non possiamo sopravvivere. E quel “qualcuno“, in genere, la mamma. Come dicevamo, tutti siamo sopravvissuti alle assenze di nostra madre, ma non tutti le abbiamo elaborate e superate allo stesso modo.