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Susanna e Natoli

Secondo lo psicoanalista Aldo Carotenuto la felicità si vive soltanto quando si è in relazione con gli altri, mentre si prova infelicità quando si è soli. Ci fa l`esempio della persona anziana che è depressa perché non ha più rapporti con gli altri. Secondo Lei si può essere felici anche vivendo da soli? Come si potrebbe spiegare, altrimenti, il comportamento di chi sceglie la solitudine? Non si rischierebbe, così, di arrivare a credere che la solitudine non possa mai nascere da una libera scelta?
Bisognerebbe riflettere approfonditamente su questo aspetto, perché se la solitudine fosse dovuta alla separazione, da questo punto di vista non potrebbe che essere un qualcosa che genera sofferenza. Se c`è una cosa che, per eccellenza, separa, questa è il dolore. Nel dolore noi siamo separati dalla vita degli altri. Chi soffre non può fare quello che fanno gli altri. Invece la felicità ha, come propria caratteristica fondamentale, la effusività, ossia la caratteristica di portare colui la stia sperimentando a sentirsi in armonia con sé stesso e con gli altri, in una parola: con l`ambiente esterno. Infatti, in genere, le immagini di felicità sono quasi tutte legate al simbolo del locus amenus, ossia de la natura che accoglie. Noi sappiamo, tradizionalmente, quanto la natura sia feroce. La natura produce le malattie. Gli animali sono realmente belli, a vedersi, ma se uno va in una giungla rischia di essere divorato da quelli più feroci tra essi. E` una costante, invece., che nella felicità, in genere anche la natura venga vista non più come ostacolo, bensì come qualcosa che ci può venire incontro. Un sentimento caratteristico della felicità è quello della compenetrazione, della serenità. Stiamo parlando dell`atmosfera, per usare una parola tedesca, tipica della stimmung, termine con cui si intende la dimensione di armonia complessiva, che può catturare tutto e tutti. Da questo punto di vista, la solitudine non può, certamente, essere una ragione, o una causa, di felicità. Può esistere un tipo di solitudine, in cui non sussista separazione: ad esempio la solitudine dell`asceta non è una solitudine centrata sulla separazione dal mondo. L`asceta, infatti, non è colui che se ne va in ritiro per staccarsi dagli altri, bensì per trovare nella comunione con Dio anche il senso del proprio rapporto con gli altri. E quindi la dimensione della comunità, nella felicità, è senz`altro qualcosa in grado di farla crescere, che non può farla diminuire. Se c`è inimicizia, c`è sofferenza.