Il Sito Ufficiale di Fran Tarel dal 1999
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IL TRADIMENTO

Mi colpisce sempre il diverso, enormemente diverso, peso che ha l’idea di chi tradisce rispetto a quella di chi è tradito.
Il tradimento scatena in chi lo patisce le peggiori reazioni dell’istinto di sopravvivenza.
Chi tradisce minimizza, chi è tradito ingigantisce; chi tradisce è reticente, chi è tradito brama di insana curiosità; chi tradisce non si rende conto del male che fa, chi è tradito crede che peggio non possa capitare.
Il tradimento può sanare amori malati; una terapia pericolosa, anche perché recidiva e non sempre la cura ha effetti positivi. Siccome in fin dei conti è anche una cura piacevole, quando la si adotta spesso significa che non c’è malattia, ma solo malati immaginari, cioè non c’è amore. Tutti, prima o poi, chi più chi meno, siamo traditi o traditori. Lo siamo per natura, lui per istinto di conservazione, lei pure.
Sono i maschi che tradiscono più delle femmine? Mah, mi sembra ridicolo dirlo, pensarlo anche. Per un ordine algebrico, almeno che i maschi non si tradiscano da soli o tra loro, direi che ad ogni traditore si accompagna una traditrice.
Ninfomani o maniaci a parte.

(Fran Tarel)

Le Vostre Esperienze

come ci siamo incontrati? se ci penso rido ancora! io pivellina alle giostre con la mia amichetta e arriva lui,180 per90 kg capelli alla dragon ball biondi sguardo cattivo scarpe rosso fuoco! ah ah ah… quanto ti ho preso in giro! e quanto ti ho disprezzato quando hai preso quel povero sfigato e hai iniziato a prenderlo a pugni! quanto eri rozzo e stupido ai miei occhi! poi ricordo lo stupore nel vederti passeggiare qualche giorno dopo nel corridoio della MIA scuola! e le risate con Nancy nel prendere in giro te e il tuo amico,piccoli timidi e silenziosi mentre noi vi presentavamo la piu brutta del nostro gruppo dicendovi che vi voleva conoscere! ridevo e pensavo a quanto tu fossi stupido! mai piu avrei pensato che saresti stato il mio priomo e vero amore,non avrei mai pensato che la mia prima volta sarebbe stata con te,non avrei mai immaginato della cotta e delle lacrime che tu avresti per sempre inciso nella mia mente!

gastal2002

Tutto è nato come un gioco, preso con superficialità e distacco…. era solo sesso e nulla più, un incontro di corpi che cercavano solo piacere, un`anima delusa dall`amore che voleva solo giocare e nulla più, ma poi tutto è cambiato , quell`anima è tornata ad essere la romantica di sempre ed ha cominciato ad amare di nuovo, dimenticando il male che le era stato fatto. Ha amato con tutta se stessa quell`uomo che era di un`altra e che non sarebbe mai stato suo….. e così, l`anima, di nuovo sofferente ha abbandonato il suo amore impossibile, che voleva solo giocare con lei. I giorni passano e l`anima si strugge d`amore e non resiste, torna da lui, rivive la passione andata, e mai dimenticata…. bacia, abbraccia accarezza il suo amore impossibile….. finchè un giorno, quell`uomo che lei credeva irraggiungibile, diventa vicino, forse troppo vicino…. cosi vicino da poterlo persino vedere alla luce del giorno, senza più essere un vampiro. L`amore impossibile ora è sbocciato come un fiore in primavera, l`uomo aveva scelto… e la sua scelta è caduta su quell`anima fragile che tanto lo ama….. Lui ha scelto…….. Ma quanti dubbi quante paure…… Sicuramente, si dice l`anima, ci saranno momenti difficile, scogli difficili da ragiungere, ma lei per il suo amore, una volta impossibile ma ora reale, sarà sempre pronta a lottare…..

puccia 77

E come si sente un`amante innamorata? Nessuno se lo chiede? Se si tradisce è perchè ci sono dei problemi col partner abituale, percui si cerca altrove, ma se l`altro/a si innamorano? Se conosci il partner ufficiale e tradisci l`amicizia perchè sei veramente innamorato? e lui o lei sta con te che conosci il compagno perchè a sua voltas si è innamorato?Quella dell`amante èuna sofferenza peggiore di quella del tradito, il compagno del traditore, sa che il suo amato/a tutte le notti le passa con l`altro/a, che tutti i giorni di festa è con lui/lei…si è vero che si inventerà storie incredibili per farsi perdonare le assenze, ma l`unico modo per farsi veramente perdonare è avere il coraggio di prendere la nuova via che la vita ha indicato, perchè la vecchia in ogni caso ormai è marcia! Io sono una amante, sono innamorata di un uomo che si è innamorato di me ma non ha il coraggio di lasciarla, ha provato a lasciare me un`infinità di volte ma torna sempre….perchè allora mi uccide lentamente giorno dopo giorno e non si decide a stare con me e basta?

stefano.stefe

..mi hai mentito…mi hai donato parte di te che in realta nn esiste…Chissa mai perche l uomo ha paura di mostrare la semplice grandezza che fa di lui un essere immenso ed infinito…Infinito. Come l `amore che hai inventato e falsificato.Chiamandolo verita.Dicendo era tutto vero…tutto vero…Di vero nn c` e nulla…solo il mio dolore.

tweety.77

Sondaggio online: le donne le più inclini a una scappatella Amori in ufficio? In nord Europa si fa di più In Svezia, Norvegia e Inghilterra una persona su due ammette un flirt con un collega. In Italia e Spagna lavoratori più diligenti STRUMENTIVERSIONE STAMPABILEI PIU` LETTIINVIA QUESTO ARTICOLO
Sfatato il mito dei popoli calienti, almeno in ufficio. È nei Paesi del Nord Europa che scoppiano in maggior numero relazioni amorose con colleghi di lavoro. Lo rileva un`indagine condotta sul web in tutta Europa da Monster, leader mondiale nella ricerca di personale su Internet, ribaltando un luogo comune: i Paesi mediterranei cedono infatti il passo a quelli più freddi.

Secondo la ricerca in Svezia e Norvegia la percentuale di coloro che ammettono storie d`amore tra le scrivanie tocca il 55%. In Inghilterra, addirittura il 60% degli intervistati ha dichiarato di aver avuto, almeno una volta, una relazione sul posto di lavoro. Il dato si scontra con la percentuale di italiani e spagnoli che non supera il 48%.

Un altro dato che emerge dal sondaggio è che le donne sembrano più propense ad avere una relazione in ufficio rispetto agli uomini. La percentuale di donne che ha risposto all`indagine è, infatti, più alta rispetto a quella degli uomini e, in percentuale. Il dato è, inoltre, quasi univoco: in quasi tutti i Paesi, infatti, sono più numerose le donne che hanno risposto affermativamente rispetto agli uomini. In Lussemburgo, la percentuale delle donne che ammette di aver avuto una storia d`amore in ufficio è addirittura più del doppio di quella degli uomini.

Esaminando i dati legati all`Italia, invece, si nota un perfetto equilibrio tra lavoratori romantici e quelli più diligenti e dediti solo al lavoro. Su un numero di 2.725 intervistati, infatti, il 26% degli utenti di sesso maschile ha risposto negativamente alla domanda, contro il 22% delle risposte affermative. Per le donne le percentuali non cambiano molto, poiché il 26% si dice coinvolto in una relazione tra le mura dell`ufficio e il 24% risponde di non essere mai andato oltre la semplice collaborazione professionale.

Al sondaggio, condotto on line a gennaio attraverso il network di siti Monster in Austria, Belgio, Danimarca, Finlandia, Francia, Germania, Irlanda, Italia, Lussemburgo, Norvegia, Spagna, Svizzera e Regno Unito, hanno risposto 36.950 gli utenti di Monster, 18.365 uomini e 18.585 donne.

Eh Eh Eh Eh!!!

`Coraggio torna dal tuo ex…,mi auguro solo che il tuo ex..ti faccia cio`che tu hai avuto il coraggio di fare a me..,visto che io non ho il coraggio di fare una simile..cosa..,amalo amalo con tutto il cuore..ma ricorda..Nessuno ti Amera`quanto ti sono riuscito ad Amare io..e soprattutto..nessuno avra`forza x dichiararti il proprio amore..in ginocchio..,sei solo penosa..ma la colpa non e` tua…e`solamente mia che ti Amo..e ti voglio Ancora..,“Dire ti Amo..“e`una parola..splendida..e pesante da dire..,io ne so`il significato..,tu me l`hai detto..e vai con l`altri..e mi dici che debbo pensarci bene prima di pronunciarla..,forse sei tu che dovresti pensarci bene ..prima di pronunciarla..dopo aver calpestato il cuore..di un innamorato pazzo…`

Giorgio Coppolone

Soffro perchè ci penso troppo!
L’IO e il suo cervello : sotto questo titolo sono trascritti i dialoghi che Karl Popper e John Eccles intrecciarono a metà degli anni Settanta nella quiete di Villa Serbelloni sul lago di Como. Questo rimane certo un tentativo fra i più alti per l’incontro fra la filosofia dell’io e la biologia del cervello; ma da quelle pagine emerge la consapevolezza del filosofo e del neurobiologo che l’enigma del rapporto fra mente e cervello rimaneva ben lontano dall’essere risolto, se mai fosse risolvibile.
Eppure, come accade nelle fasi cruciali dei processi culturali, il tema del rapporto mente-cervello viene ora riproposto con frequenza sempre maggiore, quasi con urgenza. L’impressione è che il desiderio di incontro, se non di riconciliazione, tra gli studiosi di entrambi i versanti sia ormai forte. A metà dello scorso novembre a Roma il Centro Italiano di Psicologia Analitica ha promosso il convegno “Psicologia analitica e teorie della mente. Complessi, affetti, neuroscienze”, e poco prima, a Pisa, a conclusione del convegno della Società Italiana di Neuroscienze, una tavola rotonda sul tema “Psicanalisi e neuroscienze: elementi di conflittualità e di integrazione” aveva fatto trovare insieme neurobiologi e psicoanalisti. Forse ha giocato un ruolo la crescente penetrazione che gli studi sulle funzioni cerebrali hanno nella cultura generale: sono continue le nuove acquisizioni circa il modo in cui, l’una dopo l’altra, le attività quotidiane della nostra vita, le nostre emozioni, vengono tradotte nel linguaggio delle cellule nervose. Non sono sfuggite nemmeno le esperienze mistiche, l’estetica; è di questi giorni la pubblicazione della ricerca che indica le basi neurobiologiche per gli sconvolgimenti mentali che talvolta accompagnano il sentimento d’amore, e certo non è per caso che oggi a Lisbona il Convegno della Federazione della Società Europee di Neuroscienze si apra con una relazione di Antonio Damasio sul tema “Neurobiologia delle emozioni”: giorno dopo giorno, le neuroscienze si candidano al ruolo di ponte naturale fra cultura scientifica e umanistica.
E dal versante degli studiosi della psiche, è ormai attiva a Londra, con sede presso il Centro Anna Freud, la Società Internazionale di Neuropsicoanalisi, che ha dato vita alla sua rivista scientifica ufficiale Neuro-psychoanalysis , il cui programma editoriale dichiara l’intenzione di “costruire ponti tra psicoanalisi, neuroscienze, scienze cognitive e psichiatria biologica”. Proprio a Roma, a settembre, questa società scientifica promuoverà un convegno sul tema “Negazione, difese e narcisismo: prospettive neuropsicoanalitiche sull’emisfero destro”. In fondo, si sottolinea sempre più spesso, lo stesso Sigmund Freud aveva una formazione biologica, e all’inizio della sua carriera si dedicò a studi di fisiologia, anatomia e zoologia. Nel suo scritto Progetto per una psicologia scientifica cercava basi biologiche per le sue teorie psicologiche. Il tentativo fu poi abbandonato, nella espressa consapevolezza che le conoscenze scientifiche sul cervello erano allora troppo limitate.
Oggi il quadro sembra cambiato. Grazie a tecniche sofisticate anche di uso clinico, come la risonanza magnetica funzionale, che proprio lo scorso anno ha consegnato il premio Nobel per la medicina a Paul Lauterbur e Peter Mansfield, è ormai possibile seguire momento per momento il coinvolgimento dei diversi sistemi funzionali del cervello durante varie attività mentali. E gli psicoanalisti appaiono attratti da concetti derivati dalla indagine scientifica sperimentale delle funzioni cerebrali, come la memoria implicita. A questa forma di memoria, di cui non siamo consapevoli, vengono attribuite tra l’altro le esperienze vissute nelle prime fasi della vita. Ne sarebbero responsabili strutture cerebrali già attive nei primissimi anni dello sviluppo, quando non sono ancora mature le strutture che presiedono alla memoria esplicita, consapevole, quella che offre ad ognuno di noi una autobiografia. Questo – si è detto – potrebbe avere rilievo per lo studio dell’inconscio. E si fa anche strada l’idea unificante che qualunque stimolo agisca sul nostro cervello, un farmaco, una situazione ambientale, ma anche le parole di un genitore, di un amico, dello psicoterapeuta, si traduce momento per momento in modificazioni chimiche e talvolta anche microstrutturali nel nostro cervello. Ecco un passaggio comune per l’effetto di psicofarmaci e per il colloquio psicoterapeutico. Insomma, sono ormai tanti i tasselli che sembrano ricomporsi nel puzzl e; ma è ancora difficile prevedere se i fenomeni neurobiologici, catturabili dal metodo scientifico dell’esperimento misurabile, e gli eventi mentali, originati e conclusi nella sfuggente sfera del nostro vissuto, sono davvero destinati a trovare un’unica chiave comune che ne apra le porte

Terenzio Laudadio

Non so se quello che provo io sia vero amore ma io ci credo.. premetto che sono sposata da molti anni, e da 20 ho una relazione cn un mio coetaneo che ha sempre detto di amarmi, ma nn mi ha mai chiesto di divorziare, anzi da quando è rimasto orfano, cioè 10 anni, è andato a convivere cn una di 15 anni piu` grande, che dice lui le serve per accudirlo,i nostri incontri sono diventati sempre piu` rari e brevi ma piu` passionali e lui nn manca mai di dirmi ti amo, ne io ne lui abbiamo la forza di lasciarci, anche se io a volte ci penso, da quando ho incontrato l`altro in chat e ci siamo innamorati lui abita a 300 km di distanza, ma è molto presente,mi giura amore eterno, ci sentiamo tante volte al giorno, ci confidiamo e consigliamo in tutto,e sarebbe disposto a trasferirsi per vivere con me anche se per ora è ancora sposato…. ma … io sto bene in casa mio cn mio marito che mi adora,e nn ha mai sospettato nulla. Lo so sembra una storia assurda ma nn vorrei perdere nessuno di loro… che ne pensate? mi aiutate a riflettere? saluti a tutti..

Silvia

Eccoti solo…il buoi della stanza ti avvolge…sdraiato per terra nn sai cosa fare…la gola è chiusa il cuore quasi ti scoppia e l`angoscia ti pervade!! Tutti i momenti + belli passati insieme a lei ti passano davanti gli occhi e per ogni ricordo fiumi di lacrime scendono!! pensi che tutto è finito che la vita si ferma che l`amore che avevi tanto cercato era solo una vana illusione…una piccola scintilla nel buoi che avvolge tutto!! passano i giorni ti ricomponi e le chiedi perchè lo ha fatto….ma lei dice “mi dava sicurezza“…ecco questo è il momento più brutto…ti accorgi che tutto finisce per cosa? per nulla!!

walter_williams



Gli uomini e le donne si distinguono anche quando vengono meno alla fedeltà che si sono giurati. Le trasgressioni femminili rispondono a motivazioni affettive mentre quelle maschili al bisogno di affermazione.


Se una coppia vuole durare nel tempo dev’essere pronta a non capitolare davanti all’infedeltà del partner. Anzi, deve guardare con realismo a tale inciampo, senza semplificazioni né eccessive rigidità, facendo prevalere il valore di un legame.

In un libro-intervista di qualche anno fa, il grande filosofo e analista junghiano, James Hillman, usava queste suggestive espressioni a proposito del nostro rapporto con la malattia psichica: «Le chiamiamo patologie perché abbiamo l’idea che la salute non contenga il disturbo. Forse, invece, salute psichica significa accogliere questi mormorii, del corpo e dell’anima, che ci mantengono consapevoli della pienezza del nostro essere. Sentiamo di avere un ginocchio, solo quando ci fa male. Altrimenti, camminiamo per strada senza avere un ginocchio. Sappiamo di avere un piede, solo quando nella scarpa c’è un sassolino che ci dà fastidio, altrimenti camminiamo e via. Non sentiamo le parti del corpo. Sono le zanzare ad aiutarci a ricordare queste zone dimenticate. Forse, è per questo che gli dei hanno creato piccoli insetti volanti che pungono e mordono! Il disturbo è un modo per diventare sensibili».

Potremmo applicare la metafora dello studioso americano, nella sua interezza, alla lettura del fenomeno dell’infedeltà nella vita di coppia, sia perché può essere identificata come un elemento rivelatore del suo stato di salute, sia per il corredo di omertà che questo comportamento trascina con sé, omertà che non giovano soprattutto nella fase di preparazione alla vita a due.

La coppia è un luogo di molte risorse, ma nel contempo è la sede in cui l’aggressività può raggiungere livelli inimmaginabili. All’interno di questo coacervo di risorse e di violenze, l’infedeltà non è certamente un ordigno micidiale. Ora, uno degli errori di impostazione, anzi l’errore per eccellenza, che riscontro quando comincio una collaborazione con un soggetto istituzionale per l’accompagnamento dei fidanzati al matrimonio, è l’atteggiamento “ideologicamente“ positivo e ottimistico nei confronti della vita matrimoniale.

Si avverte una sorta di speranza preconcetta, anche in molti operatori laici che si cimentano in questo compito, speranza che li spinge involontariamente a parlare di ciò che dovrebbe essere la coppia invece di parlare delle molteplici difficoltà che la vita a due, e poi la vita con i figli, presenta tutti i giorni. Si coglie nettamente l’impressione che coloro i quali sono impegnati nella guida di questi momenti di preparazione, confidino in una di “grazia di stato“, quasi che il semplice accesso alla vita matrimoniale garantisse l’immunità dai momenti difficili o dai traumi.

Questo ottimismo per partito preso fa sì che il percorso di formazione si risolva sovente in un’occasione sprecata, perché si è mancato di fare conoscenza con quei momenti particolari, e non certo marginali, che possono impastarsi con la normalità della coppia, tra i quali è da collocare senza dubbio l’infedeltà.

Tali criticità potenziali, oscurate dall’accentuazione posta sugli aspetti positivi, rendono pericolosa proprio la primissima parte del matrimonio, quando l’illusione del possesso di quella “grazia di stato“ cui si accennava poc’anzi, può fare percepire come catastrofico e irrimediabile un tradimento da parte del proprio sposo o della propria sposa. Non solo, ma una volta che il matrimonio comincia a dipanarsi, i coniugi, perché ammaestrati a senso unico, finiscono per avvertire uno scarto crescente tra l’ideale che è stato loro presentato e la cruda realtà, verso la quale si trovano impreparati. Ora, proprio perché l’infedeltà ha assunto un peso statistico rilevante e proprio perché la coppia, se vuole durare, dev’essere pronta a non capitolare di fronte a fatti anche di estrema gravità, è necessario guardare con una certa crudezza a questo inciampo, liberandolo dalle valutazioni sommarie ma improduttive cui di norma è sottoposto.

Come si verifica per molte esperienze umane, che dovrebbero essere indagate attraverso gli strumenti dell’osservazione e del ragionamento, l’infedeltà è diventata anch’essa una categoria generale, di cui si conoscono sempre meglio gli aspetti sociologici, morali e statisti, mentre si continua a guardare con un misto di superficialità e di moralismo alle sue singole espressioni.

Accade così per tutta una serie di manifestazioni che ci riguardano, in omaggio a una tendenza alla semplificazione che ci rende sempre meno individui e sempre più componenti di gruppi omogenei. Se volessimo rubare una similitudine al mondo della fisica, potremmo dire che si tende a considerare la luce prevalentemente nella sua funzione di onda, trascurandone i fotoni, ossia le particelle che la compongono.

Quando ci si accosta a un qualsiasi argomento in questi termini, anche il giudizio che si dà di esso non può che divenire generale, si finisce allora per condividere valutazioni che mancano di sfumature e si rimane lontani dal bersaglio. Può essere vero che la Terra fotografata dallo spazio offra un’immagine suggestiva ed emozionante, ma vedere da lontano la sua conformazione, i suoi colori, la distribuzione tra acque e terre emerse, non ci dice nulla delle creature che la abitano.

Di norma, a questo primo criterio massificante, se ne affianca un secondo che, lungi dal rendere più facili le cose, le carica del peso insopportabile della soggettiva. Si tratta della tendenza a giudicare la trasgressione altrui partendo dalla propria condizione particolare. Se l’osservatore, poniamo, vive una situazione di coppia gratificante con sentimenti attrattivi ancora intatti verso il partner, tenderà a universalizzare il proprio modo di sentire positivo, al massimo concedendo che la vita di coppia sia ricca di fatica, ma rimanendo comunque dell’idea che con la buona volontà si possa rimediare a tutto, come avviene appunto nella propria coppia.

In realtà non è la stessa cosa essere ancora attratti dal proprio coniuge oppure provare per lui sentimenti di indifferenza quando non di ostilità o di repulsione istintiva. Tra l’uno e l’altro versante si pone un crinale aspro, insuperabile, che modifica radicalmente la disposizione d’animo e la valutazione dei fatti. Due atti di infedeltà apparentemente simili, possono essere originati da motivazioni opposte.

Due casi per incominciare

Alla radice di molti interventi, anche pastorali, approssimativi vi è spesso questa tendenza autoreferenziale, che ignora il reale grado di malessere delle specifiche situazioni perché si appella a delle condizioni soggettive arbitrariamente universalizzate quando non a delle posizioni ideologiche radicali, come quella che vuole il matrimonio come cosa buona in sé. Questa è una finzione pericolosa, perché il matrimonio è una semplice potenzialità, sia pure enorme, un contenitore vuoto che può essere riempito in una miriade di maniere. Non tutte positive.

Una donna, sposata da pochi anni racconta che il marito le era divenuto estraneo in breve tempo, si erano sposati frettolosamente («l’ho conosciuto in agosto, a novembre ero già incinta»). Dopo poco tempo le cose erano drasticamente cambiate («la mattina al risveglio stavo male, sentivo un rifiuto sia fisico che emotivo verso la persona che dormiva accanto a me»).

A questa falsa partenza, che aveva precipitato l’interessata in un profondo stato di angoscia, era seguita una relazione con un collega d’ufficio. Difficile dire a questa ragazza, vittima di un grave errore di valutazione suscettibile di compromettere la sua intera vita, che con la buona volontà si risolve tutto. Ancora più difficile appellarsi al senso di responsabilità che essa dovrebbe mantenere in ragione della fresca maternità, poiché quando i sentimenti spariscono così in fretta risulta evidente che si trattava di una relazione a rischio.

Di passaggio annoto che questa coppia è stata regolarmente sposata con rito religioso. Ancora la finzione della grazia di stato ci prende la mano e miete vittime. Un sacramento può valorizzare ciò che esiste, ma non può inventare ciò che non si vede neppure all’orizzonte.

Se lo valutiamo secondo le regole dell’approccio per categorie generali, quello appena riferito diventa semplicemente un caso di infedeltà. Un prodotto etichettato e immagazzinato insieme ad altri prodotti ritenuti (chissà perché) omogenei, e magari depositato sullo stesso scaffale dove erano stati conservati i tradimenti di Marco, ventottenne infedele abitudinario, malgrado fidanzato a una splendida coetanea.

Il movente dell’azione di Marco è nelle opportunità («faccio un lavoro che facilita i contatti con le donne e mi è difficile dire di no a tutto quel ben di Dio»), un movente, dunque, assai diverso da quello della giovane sposa cui abbiamo accennato, eppure entrambi sono finiti nel medesimo contenitore perché entrambi infedeli.

Linee di tendenza

L’accostamento per categorie porta ovviamente a una omogeneizzazione del giudizio che, nel caso dell’infedeltà, rimane di segno negativo. Non si può negare infatti che il tradimento, inteso come categoria, rappresenti un elemento di frattura nella coesione sociale, che vada prevenuto nell’interesse dei soggetti coinvolti e dell’intera collettività.

L’osservazione clinica però, che si fonda sulla valutazione particolare di ogni singolo caso, raramente sospinge a considerazioni sommarie, anche quando la stragrande maggioranza delle persone dà per certo che taluni modi di agire debbano essere condannati comunque.

L’atteggiamento riflessivo e pragmatico della clinica, non implica un rovesciamento del giudizio normalmente riservato ai casi di infedeltà, ma neppure un’adesione acritica alle posizioni colpevoliste, semplicemente si limita a prendere atto dell’impossibilità di ricondurre ogni singolo episodio di infedeltà coniugale all’interno di una griglia predefinita che, quand’anche fosse finemente tarata, non riuscirebbe a rendere conto della varietà di sfaccettature che si nascondo dietro a questi comportamenti.

Sovente, dietro azioni ritenute socialmente riprovevoli, troviamo situazioni impastate di solitudine e di disperazione, vite sospese nell’apatia che si sviliscono fino a perdere la stessa voglia di esistere. Questo tumultuoso sottofondo ricco di scenari mai uguali a sé stessi, può affiorare solo guardando i casi uno alla volta, come accade appunto della dimensione clinica. Un sottofondo che, insieme alle specificità, è in grado di farci cogliere anche alcune “ripetitività“, linee di tendenza tra le quali spicca una fondamentale cesura nelle motivazioni che sostengono l’infedeltà maschile e quella femminile. Linee di tendenza che, proprio per restare coerenti con le premesse, non vanno però assunte come certezze.

Incontro tra i sessi

Sappiamo, proprio grazie all’osservazione individuale, che difficilmente le donne arrischiano un tradimento in presenza di una situazione coniugale gratificante o comunque non sufficientemente grave da giustificare uno schiaffo al coniuge. Nel maschio, invece, neppure una relazione coniugale funzionante mette al riparo dalla scappatella. Di norma, le trasgressioni femminili sono sostenute dalla ricerca di comprensione, mentre quelle maschili sembrano rispondere a bisogni più vicini all’affermazione del proprio sé. Quindi componenti più affettive nell’infedeltà femminile, maggiori rimandi alla volontà di potenza quando è l’uomo l’infedele. Per tale ragione, se è la donna a tradire risulta più difficile un’eventuale tentativo di riavvicinamento nella coppia, poiché nella maggior parte dei casi il tradimento arriva solo quando lo stato di crisi è piuttosto avanzato e dunque esso segnala una frattura già quasi consumata. Per ragioni speculari il lavoro di ricucitura diviene meno impegnativo quando l’infedeltà riguarda il marito.

Per il maschio, subire un tradimento, ancora oggi, malgrado i presunti progressi avvenuti sul piano culturale, rappresenta la messa in discussione della propria virilità da cui scaturiscono sentimenti di profonda umiliazione capaci di condurre a gesti di aggressività fisica anche persone altrimenti piuttosto tranquille.

Lo testimoniano alcuni comportamenti ricorrenti nel maschio dopo un tradimento subìto, come la richiesta insistente alla moglie di particolari molto precisi sui rapporti sessuali con “l’altro“, attraverso domande che chiedono conto dell’abilità del rivale e della sua dotazione sessuale, in modo da impiantare un paragone con la propria “offerta“. Una curiosità che può giungere fino all’ossessione e, addirittura, toccare retroattivamente tutta l’esperienza sentimentale del coniuge.

Una donna di 26 anni, sposata da pochi mesi, si lamentava dell’insostenibilità della situazione coniugale, determinata dalla continua richiesta di informazioni da parte del marito, a proposito dell’ultimo fidanzato di lei. Le domande erano specifiche, legate alle prestazioni sessuali dell’ex e al piacere che ne ricavava lei. La moglie, persona influenzabile e facile preda del senso di colpa, non riusciva a sfuggire al gioco contorto e si prestava a rispondere sempre pazientemente, ma questo avvitava la questione su sé stessa poiché il marito viveva tale disponibilità a soddisfare i quesiti come la prova della bontà delle proprie ragioni, così le domande divenivano sempre più avvilenti e lesive della dignità della sua donna.

L’atteggiamento passivo di questa sposa, peraltro persona di rettitudine notevole, ci immette direttamente nel cuore di una delle più grandi contraddizioni che vigono nell’incontro tra i due sessi. Si tratta della pretesa, asimmetrica e scarsamente sensata, di valutare in maniera difforme il numero di relazioni avute in passato dal maschio e dalla femmina. A parità di condizioni, il maschio sentimentalmente vivace è considerato con maggiore indulgenza di una ragazza. Da tale pretesa culturale immotivata si passa rapidamente ai precipitati emotivi e comportamentali, dove è la donna a trovarsi in soggezione e dunque a scontare maggiormente il peso del senso di colpa che conduce sovente a situazione grottesche.

Quando un marito infedele scoperto comincia con la consueta cantilena secondo cui il tradimento sarebbe stato determinato dall’insufficiente disponibilità sessuale della moglie, sia in termini quantitativi sia in termini “tecnici“, la moglie invariabilmente “abbocca“, non solo cercando di concedersi con maggiore frequenza, ma mettendo anche a disposizione parti di sé che fino ad allora aveva strenuamente difeso da ogni tentativo di effrazione.

Per sfuggire all’angoscia

La logica, in questi casi, viene rovesciata interamente e il colpevole di infedeltà si ritrova con dei premi insperati. L’esperienza dice che simili cedimenti non solo non risolvono i problemi della coppia, ma il più delle volte li aggravano, perché rischiano di incrementare le richieste dell’altro e il suo senso di impunità.

Per alleviare le conseguenze di un tradimento si può aprire la strada alla sua reiterazione.

Dicevamo che l’osservazione ravvicinata di innumerevoli episodi di infedeltà, ci presenta situazioni personali di estrema gravità, a cui è difficile riservare giudizi moralisti.

«Prima di conoscere Marco mi trascinavo, ma soprattutto mangiavo. Divoravo qualsiasi cosa mi capitasse a tiro. Era l’unico modo per non sentire tutte uguali le mie giornate, così ero piombata in una depressione nerissima, accompagnata da una bulimia da cui non riuscivo a difendermi in alcuna maniera. A casa, almeno formalmente, tutto procedeva bene tra me e mio marito, anche se io non lo desideravo più da lungo tempo. Mi sentivo appiattita, mi spegnevo e neppure il nostro unico figlio mi dava delle grandi motivazioni. Diverse volte avevo pensato al suicidio, cui avevo rinunciato solo in omaggio a quel senso del dovere, soprattutto nei confronti del lavoro, che i miei genitori mi avevano istillato come se fosse la cosa più importante della vita».

Un adulterio, dunque, poi trasformatosi in una relazione semiclandestina, aveva capovolto la condizione interiore di questa donna, restituendole tutte le motivazioni che una vita piatta e abitudinaria, senza sussulti e senza novità, le aveva sottratto.

Non si tratta certo di una soluzione ideale, ma vi sono stati degli indubbi benefici, almeno se restringiamo la valutazione solo all’interesse di questa donna, sfuggita a una depressione piuttosto grave. Nel caso specifico le probabilità di un gesto autolesivo erano piuttosto alte così come, al contrario, erano decisamente scarse le possibilità che la donna superasse la patologia che l’affliggeva. Si trattava infatti di uno di quei casi “esistenziali“, più che clinici, determinati da una scontentezza di fondo verso la vita in generale e verso la vita coniugale in particolare.

Oggi vedo ancora la signora, serena come più non potrebbe essere nonché in perfetta forma fisica. Si può affermare, senza cadere in semplificazioni inopportune, che in assenza dell’incoraggiamento scaturito dalla relazione extraconiugale, lo stato di salute della protagonista di questa vicenda sarebbe molto critico. Ovviamente stiamo considerando solo una faccia del prisma, quella che riguarda la nostra protagonista ma, ed è questo il nodo fondamentale della questione, se apriamo il grandangolare il rapporto costi-benefici diventa più incerto. Il marito, infatti, intuisce che il matrimonio è agli sgoccioli e cerca di difendersi dall’angoscia della perdita evitando di affrontare in maniera diretta la questione delle prospettive. Ci sono segnali che fanno intuire che, alla perdita della persona amata, preferirebbe tollerare la presenza dell’altro. Il figlio, a sua volta, come tutti i figli di coppie in difficoltà, comprende più di quanto non appaia agli adulti, e non manca di trasmettere segnali di disagio.

La situazione ambientale venutasi a determinare intorno a questo adulterio “terapeutico“ è decisamente drammatica. Gli attori coinvolti sono innumerevoli e tutti suscettibili di subire effetti durevoli, mentre non si possono considerare tali i benefici che la signora sente di avere ottenuto e presto o tardi il gioco tornerà al punto di partenza. La coperta, come si usa dire, è sempre troppo corta e non c’è mai salvezza personale che non tocchi interessi costituiti, ma soprattutto non ci sono risposte finte a problemi veri.

Domenico Barrilà